lunedì 30 gennaio 2012

Magico "Guerra e Pace" - Magic "War and Peace" - Magic "Война и мир" - 魔法の"戦争と平和" -سحرية "الحرب والسلام "

Esposizione fotografica presso Spazio Immagine Centrale
Bar Centrale      Via Mazzini, 2 -  ROSA'  (VI)    424/85000
Magico "Guerra e Pace" di Sergio Sartori  a.f.i.  b.f.i.


Nei pressi di un antico castello dove tutto sembra tranquillo, scoppia improvvisamente una battaglia. All'inizio si sentono lontani boati, poi spari a raffica, fragorosi scoppi, lampi e tanto fumo ... subito un gran silenzio ...  Dalla nebulosa, tra le macerie, appaiono sparsi e disordinati dei soldati reduci e, in mezzo a loro, crocerossine, infermieri, vedove, orfani e disperati straccioni. Gradatamente l'atmosfera si fa tersa, appaiono nuovi personaggi e questi si moltiplicano, i loro abiti prendono i colori dei sogni ... C'è musica intorno, la vita riprende lungo le strade e nelle piazze, tutto diventa gioioso e variopinto e come per magia nasce un esultante e festoso girotondo in fiore.
Mario Lasalandra





Il magico carnevale 2009 di San Felice sul Panaro - Modena
I personaggi sono i "sanfeliciani" d'epoca remota e si rivelano con la loro nuova identità. Nei secoli hanno subito una strana metamorfosi ed i loro volti sono diventati magicamente grotteschi, pronti ad interprettare una fantastica commedia servendosi della gestualità piuttosto che della parola. Sembrerà di vivere un sogno dove i fumi (a simulare le nebbie invernali) e la dolce colonna sonora s'intrecceranno con l'elegante teatralità dei mimi offrendo all'osservatore un film ricco di emozioni.
Il Magico di San Felice non è diverso dagli altri carnevali, è solo un'altra cosa


Ho fotografato questa manifestazione cercando di dare al reportage un sapore dolce-amaro e provando ad trasmettere l'atmosfera che suppongo si potesse respirare alla fine di un conflitto come la 2° guerra mondiale, il tempo sospeso,  gli sguardi persi nel vuoto ... immersi nei propri pensieri, quasi nessuno dei soggetti fotografati guarda verso l'obiettivo. Ora osservando queste immagini, mi ritrovo catapultato negli sguardi vuoti delle persone ritratte, in un continuo rimando all'introspezione e al tempo sospeso che intercorre tra me e loro, fortunati attori, interpreti di una tragedia vera.
Sergio Sartori



Le stesse cose, gli stessi momenti, attimi già vissuti.
Passati di silenzi immobili nascosti  tra le curve di una guerra appena terminata ed una pace difficile da ricostruire
Sguardi persi nel vuoto, tristi, impauriti, sfuggenti sono fotografie del nostro essere umani, Occhi che non saranno altro che il fragoroso tumulto uniforme di ricordi persi. Di quanti rimarrà impressionata la nostra pupilla e di quanti ci ricorderemo? Odio, amore, passione, amicizia volatilizzati come particelle dalla durata instabile. Triste pensare che li dimenticheremo quasi tutti, li giudicheremo rapidamente da come sono vestiti, dal loro aspetto. Loro, anni e anni di vicende, emozioni, sofferenze, morte; dispersi in un frammento inacessibile di memoria. Dove sono ora tutti questi sguardi persi? dove vivono? sono vivi? O hanno perso il segmento della vita in cambio della semiretta della morte?
Perdiamo persone con infinite storie che non conosceremo mai.
Tratto da: "Riflessioni irragionate"























altre immagini su www.sergiosartori.com  

giovedì 26 gennaio 2012

Labirinti


Case abbandonate, interni di complessi spazi comunicanti, fabbricati sull'orlo della demolizione, edifici indecifrabili pieni di stanze e corridoi con vie d'uscita introvabili, lontane. Scale e botole senza parapetti né protezioni contro la caduta per accedere a piani e livelli svuotati dal loro arredo. Una sedia per fermarsi a ragionare su una strada per uscire. Anche tavoli e cassette, avanzi di un trasloco definitivo, senza ritorno. Andati dunque, domiciliati altrove, qualche oggetto rimane a illudere di fornire la chiave per decifrare chi aveva abitato quel luogo. Cercare di capire l'origine per intuire la destinazione, ecco il punto centrale: ricordare la porta d'ingresso per risolvere l'uscita dal labirinto. Decifrare il percorso, sciogliere i nodi dei ragionamenti, rendersi conto delle complicazioni, complessità dell'enigma. Poi il terrore di fronte alla presa di coscienza che la luce in cima alle scale sia la perdita di ogni memoria e che tutte quelle vie di fuga in realtà non portano da nessuna parte.Non c'è uscita dal labirinto.
fonte   www.ravaioli.co








martedì 24 gennaio 2012

Stabilimenti Lanerossi di Piovene Rochette VI

Il lanificio Rossi (poi abbreviato in Lanerossi) di Schio è stato uno dei maggiori lanifici italiani.

La Lanerossi è stata fondata nel 1873, trasformando in S.p.a. la Industrie Rossi sorta nel 1817 per opera di Francesco Rossi. Rossi era originario di Santa Caterina di Lusiana e cedette la gestione del lanifcio al figlio Alessandro Rossi nel 1849 che nel corso degli anni lo trasformò in una delle maggiori industrie nazionali, diventando il punto di rifermento attorno al quale ruotavano tutte le attività economiche di Schio.





All’inizio del Novecento il Lanificio Rossi era la maggiore impresa laniera italiana, con numerosi stabilimenti nel vicentino, di particolare importanza oltre a quelli di Schio erano quelli di Piovene Rocchette a cui si aggiunsero col tempo anche quelli di Torrebelvicino, Pieve (una frazione di Torrebelvicino), Dueville, Marano Vicentino, Vicenza, Montorio Veronese. Sulla spinta dell’impresa sorsero molte iniziative collaterali: i quartieri operai, i dopolavoro e molte opere sociali.La Lanerossi produceva tipo di tessuto di lana destinati ai più svariati scopi: dagli abiti, ai panni, coperte, filati per aguglieria e utilizzi industriali, che era in grado di commerciare in tutto il mondo attraverso una capillare rete vendita in USA, URSS, Germania, Polonia, Sud Africa, Canada, ecc.
Nonostante questo, in pieno boom economico, a causa di scelte di gestione sbagliate la Lanerossi visse un periodo di crisi nel triennio 19551957. Per risollevare il lanificio e ristrutturarlo venne chiamato nel 1956 a svolgere l’incarico di presidente e consigliere delegato Giuseppe Eugenio Luraghi. Luraghi riuscì in brevissimo tempo a ottenere risultati eccellenti al punto che nel 1959 il fatturato fu di 23 miliardi di lire con circa 10.000 dipendenti. I vistosi guadagni del titolo azionario nella Borsa, portarono su di esso una forte speculazione che causò dapprima la fuoriuscita dei principali azionisti guidati da Franco Marinotti, e in seguito il successo di una acrobatica e spregiudicata “scalata” borsistica condotta dal finanziere siciliano Michelangelo Virgillito. Ma nel decennio successivo la Lanerossi conobbe di nuovo un periodo di forte crisi.




Da oltre 160 anni il Gruppo Marzotto è sinonimo di competitività e capacità di innovazione.
Protagonista di rilevanza mondiale nell’industria del tessile grazie ad una visibilità totale che spazia dai filati ai tessuti.



Il Gruppo è strutturato come una "impresa rete", un network di aziende unico nel panorama tessile mondiale che, attraverso marchi di grande prestigio, detiene una posizione di assoluto rilievo per ricerca, innovazione, qualità e volumi sia nel mercato mondiale dei filati che in quello dei tessuti.





Il Gruppo Marzotto opera direttamente nel settore nei tessuti di lana e di cotone per abbigliamento e nell’arredo casa e, attraverso partecipazioni, nel settore della seta e dei filati di lana per maglieria e dei filati di lino.










Marzotto, Guabello, Marlane, Tessuti di Sondrio, Estethia – G.B. Conte e Fratelli Tallia di Delfino definiscono la leadership del Gruppo nei tessuti, Ratti S.p.A. nel comparto della seta, Lanerossi nei filati lanieri per maglieria, Linificio e Canapificio Nazionale nei filati di lino.
Ogni collezione sviluppa i contenuti moda più aggiornati, ottiene performance tecniche all’avanguardia che garantiscono un valore aggiunto facilmente riconoscibile anche dal consumatore finale.

Il Gruppo Marzotto dà risposte veloci ed affidabili ai propri clienti in qualsiasi parte del mondo con la forza di un gruppo strutturato e flessibile, con un marketing innovativo specialmente nell’area del servizio e con la capacità di importanti investimenti
 




 Nel 1987 il gruppo venne acquisito dal concorrente Marzotto della vicina Valdagno, che tuttavia non investì più nel marchio Lanerossi. Vennero via via smantellati i vari stabilimenti fino alla storica chiusura di quello di Schio nell’agosto 2005.