sabato 25 aprile 2026

Palinsesti di Paolo Frigo

 




Fotografie di Paolo Frigo – Spazi riscritti tra Londra e Piazzola

 Otto fotografie, due architetture distanti più di mille chilometri, un unico sguardo.

A Londra, la Great Court del British Museum: pietra chiara, geometrie perfette, la luce che attraversa il reticolo di Foster e scrive ombre sul muro. A Piazzola sul Brenta, lo Jutificio: nato nel 1890, spento nel 1978, corridoi vuoti e mattoni, che hanno custodito il lavoro di generazioni.

L'autore non cerca il monumento né la rovina. Cerca l'intervallo. Fotografa scale senza folla, finestre senza vetrine, volte senza pubblico. In entrambi i luoghi l'essere umano appare piccolo, di passaggio, quasi un'unità di misura.

Il museo conserva la memoria del mondo. La fabbrica conserva la memoria del territorio. Messe vicine, queste immagini chiedono la stessa cosa: cosa resta di uno spazio quando la sua funzione originale si ferma? Resta la forma. Resta la luce. Resta un'attesa.

La mostra mette in dialogo due eredità: non per confrontarle, ma per riconoscere che entrambe sono architetture in attesa di essere riabitate dallo sguardo.

 

British Museum, Londra – Scalinata

Sono entrato e ho aspettato il silenzio. Volevo che la pietra parlasse da sola. Le due figure in nero sono arrivate per caso e ho capito che la misura di questo spazio ero io, noi, piccoli davanti alla geometria. Io fotografo l’attesa, non la folla.

 

Ex Jutificio, Piazzola sul Brenta – Moduli

Ho contato i tetti. Cinque, identici, davanti a un piazzale vuoto. Solo una transenna al centro, come un punto fermo. Qui si filava la juta dal 1890 al 1978. Io oggi conto i pieni e i vuoti. La ripetizione mi ipnotizza e mi ricorda che anche il lavoro aveva un suo ritmo esatto.

 


British Museum, Londra – Cupola

Alzo lo sguardo e il reticolo di Foster disegna ombre sulla pietra bianca. È il 2000 che scrive sopra l’Ottocento. Io non fotografo il museo. Fotografo il momento in cui la luce diventa architettura e traccia una nuova memoria sulla vecchia.

 

Ex Jutificio, Piazzola sul Brenta – Passaggio

Attraverso questo taglio blu e per un attimo il mondo fuori diventa una cartolina rosa. Ho aspettato che passasse qualcuno. Una donna, un bambino in braccio. Non so dove andassero. So che questo spazio, una volta, era chiuso alla città. Ora è una scorciatoia. Io cerco gli intervalli dove la vita scorre ancora.

 

 British Museum, Londra – Finestra

Quattro colonne ioniche, un timpano perfetto. Poi un buco rettangolare e una persona affacciata. Minuscola. Mi piace questo errore nella simmetria. È l’umano che abita la pietra e la rende viva per un istante. Io scatto quando la monumentalità si rompe.

 

Ex Jutificio, Piazzola sul Brenta – Facciata

Qui hanno tenuto i pilastri in ghisa della fabbrica. Li hanno lasciati come totem davanti alle case nuove. Non servono più a reggere il tetto, servono a reggere la memoria. Io mi metto in mezzo al piazzale e li guardo come fossero statue. È archeologia, ma è anche il mio presente.

 

 Ex Jutificio, Piazzola sul Brenta – Shed

Il tetto a dente di sega è la firma delle fabbriche. Serviva a far entrare la luce da nord, sempre uguale, per lavorare. Oggi dietro queste finestre ad arco ci sono tende bianche. La luce è la stessa, la funzione è cambiata. Io fotografo questa continuità. Il palinsesto è anche questo.

 

Ex Jutificio, Piazzola sul Brenta – Frontone

Sembra una casa, ma è un pezzo di capannone salvato. Perfettamente simmetrico, muto, senza insegne. Lo guardo e penso a quante storie sono passate da qui e quante ne devono ancora arrivare. Io fotografo gli spazi quando sono in pausa. Un secondo prima che ricomincino a parlare.

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Lo sguardo di Paolo Frigo non documenta, inquadra. Sceglie la pausa, la simmetria, l’intervallo in cui l’architettura respira. Palinsesti è l’invito a sostare in quello spazio sospeso, tra ciò che è stato e ciò che potrà essere.

La mostra è aperta da maggio a tutto giugno ed è sempre visibile nella vetrina della sede di Marostica Fotografia 1979, in corso Mazzini 77.

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Il Tempo sulla Pelle, il Dialogo tra Uomo e Natura

La mostra "Materiche Impressioni" è un invito a rallentare e osservare ciò che solitamente sfugge allo sguardo superficiale. Il fulcro della ricerca di Patri Tess è lacorteccia, interpretata non come semplice involucro vegetale, ma come una complessa mappa dell'esistenza. Come l’albero custodisce i propri anni nel segreto dei cerchi concentrici, così l’essere umano stratifica dentro di sé esperienze, ferite e traguardi.

Le opere in bianco e nero esasperano il contrasto tra luce e ombra, trasformando le fibre legnose in vere e proprie "armature emotive". In questi scatti, la corteccia smette di essere solo superficie e diventa la metafora di quella barriera necessaria che erigiamo per proteggere il nostro io più profondo dalle intemperie del mondo esterno.

Attraverso un’estetica cruda e densa di dettagli, l'artista instaura un dialogo silenzioso con l'ambiente, rivelando come la vecchiaia dell'albero e quella dell'uomo parlino lo stesso linguaggio fatto di rughe, nodi e trame resistenti. "Materiche Impressioni" non è solo una collezione di frammenti naturali, ma un viaggio introspettivo che ci spinge a chiederci quanta vita abbiamo protetto dietro le nostre personali corazze e quanto di quella forza sia, in realtà, pura e vulnerabile bellezza.















Palinsesti di Paolo Frigo

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