Trovare fotografie nell’ordinario, nel
trascurato, nell’inaspettato
Ogni Lunedì esco come si esce per una passeggiata
mentale. Scatto a colori, sempre. È il mio modo di stare nel mondo. Poi, in
post produzione, decido se lasciare che il colore resti o se farlo evaporare
nel monocromatico, quando la previsualizzazione in ripresa mi suggerisse una
sottrazione.
Cammino e mi accorgo che le cose, se le guardi con un passo più lento, cominciano a parlare.
Un arco diventa una cornice, diventa un modo di attraversare la realtà.
Un dettaglio insignificante diventa un piccolo punto di fuga.
Una porta da calcio che si crede un portale dimensionale.
La fotografia, alla fine, è questo: un invito a guardare di nuovo. E a non dare nulla per scontato.
Fotografia non
ovvia
Spesso partiamo cercando la scena “giusta”: la montagna, il lago, il bosco.
Ma la fotografia più interessante arriva quando smetti di cercare e lasci che le cose si mostrino da sole.
Guardare in basso. Alzare lo sguardo. Voltarsi. Avvicinarsi troppo. Allontanarsi troppo.
Una scena familiare cambia completamente se cambi posizione. È come se il mondo avesse infinite versioni di sé, tutte lì, in attesa.
Guardare
attraverso
Mi piace cercare un primo piano che non sia “fotografico”. Una finestra, una porta, una ringhiera, un buco nel muro, rami, ferri, un cestino della spazzatura.
Non devono essere belli. Devono solo offrire un varco. Un modo di guardare oltre.
A volte diventano cornici. A volte velature. A volte ostacoli che rendono la fotografia più vera, più imperfetta, più umana.
Forme e ombre
Quando tolgo il colore, la forma prende il sopravvento.
Un albero diventa struttura.
Una persona diventa silhouette.
Un’ombra diventa una frase che non ha bisogno di essere spiegata.
Il bianco e nero mi aiuta a togliere. A
chiedermi: Che forma ha? Da dove cade la luce? Dove nasce il contrasto? Cosa
posso lasciare fuori?
È un modo di semplificare il mondo, senza
impoverirlo.
Fotografare
l’ordinario
A volte cerchiamo lo spettacolare. Ma la
fotografia non è obbligata alla meraviglia. Le fotografie sono ovunque: nella
strada che fai ogni giorno, negli oggetti che non guardi più, nei luoghi che
credi di conoscere.
Una ringhiera non è solo una ringhiera. Un muro
non è solo un muro. Un cestino non è solo un cestino.
Sono frammenti di un mondo che continua a
offrirsi, se lo guardi con un po’ di pazienza.
Cambiare modo
di vedere
La prossima volta che esci, prova una piccola
deviazione: Non cercare la vista perfetta. Cerca l’inatteso. Fotografa
attraverso qualcosa. Fotografa le ombre invece del soggetto. Cerca riflessi.
Guarda in basso. Girati. Avvicinati troppo. Allontanati troppo. Fotografa ciò
che ignoreresti.
Le fotografie di questo articolo, a colori o
trasformate in monocromatico, sono nate così: camminando, lasciando che gli
oggetti comuni mi suggerissero un modo diverso di guardare la scena.
Sono immagini diverse, ma hanno un filo che le
lega: Sono tutte nate guardando di nuovo.
E forse è questo che la fotografia ci regala: Un
motivo per rallentare. Un motivo per ascoltare le cose. Un motivo per scoprire
che anche l’ordinario, se lo guardi con un po’ di delicatezza, può diventare
nuovo.
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